Il carattere dei boschi

Sulle ultime foto che ho scattato in uno dei boschi dove vado a passeggiare di solito ho ottenuto pareri contrastanti. Più che altro alcuni definivano le foto come “tetre”, altri etichettavano come tetro il luogo stesso.
Le foto che mostrerò possono effettivamente essere troppo scure in quanto ho attualmente dei problemi con il monitor che risolverò a breve eventualmente risviluppando tutti  i RAW per portarli alla giusta esposizione.
Dettaglio tecnico a parte, anche se le foto fossero state più luminose, l’aspetto del luogo mostrato non sarebbe divenuto più solare.
Perché?

Perché ritengo di essere andato a cercare una rappresentazione del carattere del bosco stesso. I boschi, infatti, hanno un loro carattere, coinvolgono i cinque sensi in maniera diversa a seconda di come sono strutturati. Tali foto non sono altro che la mia interpretazione del carattere del bosco.

Per discutere di questo partiamo dall’opposto del bosco in oggetto. Una faggeta del Parco Nazionale d’Abruzzo.
Le faggete sono boschi eccezionali. Sono prima di tutto molto pulite, il sottobosco è basso, poco cespuglioso ed essere dentro il bosco da l’idea di essere al fresco, all’ombra. Si pensa alla brezza e non di meno all’odore giovane e vigoroso di questi alberi chiari, puliti, ritti e fieri!

Ecco come mi viene da rappresentare quei boschi quando ci vado.

Insomma, quello che vedo in questa faggeta tra Campitelli e Valle Fiorita è un posto molto energico, da camminarci saltellando per così dire. Più aperto ai sentimenti poetici del compare che vedremo fra poco. (Ovviamente non tutti i boschi del PNALM hanno questo stesso carattere ai miei occhi).

Il compare, invece, è il bosco di Scodanibbio (e già il nome non è Valle Fiorita insomma 😀 ), un querceto da 900 a 1200m molto più piccolo come ecosistema rispetto agli ariosi boschi del PNALM e con un carattere completamente diverso.
Quello che però si potrebbe pensare definendolo tetro, in realtà è più associabile al “selvatico”. Il querceto di suo non è una specie di sfondo ma è invasivamente presente. Ti sovrasta, le querce fanno sentire la propria presenza forte. Il bosco stesso ed i suoi abitanti giudano i tuoi passi e ti dicono dove puoi passare e dove no! È come un mondo primitivo isolato da quello esterno.

Ma non è tutto così. Partiamo dall’esterno, dalla zona della Madonna dell’Eremita dove c’è una chiesetta molto antica: la parte più vissuta attualmente di quel bosco.

Un luogo sereno insomma! Tiepido d’estate e tiepido d’inverno. Una specie di eden grande come una piazza.

Ma entrando via via nel bosco si percepisce qualcosa di diverso. La percezione cambia ma non perché il paesaggio diventa tetro ed ostile come se dietro un albero ci fosse un dracula qualunque o il lupo mannaro. Diventa semplicemente tutto più ancestrale. All’interno del bosco forse ci sono i miti primitivi, lì dove gli animali selvatici diventano icone.

E così sempre più in profondità, il bosco fa sentire ancor di più la propria presenza. Sembra di calpestare un suolo intatto da millenni. L’odore non è più quello dei faggi ma è quello delle querce: forte ed antico che ti permea letteralmente. I tronchi ed i rami sono nodosi, la scorza ruvida e piena di barbe e rampicanti. Le chiome chiudono il cielo, isolano, non passano i rumori delle automobili e della civiltà distante solo pochi chilometri.

I sentieri si perdono, diventano tracce. Si inseguono le piste degli animali e i rami piegati e spezzati. Il pensiero non va diretto verso i camosci che brucano e fischiano sui pascoli alti con il mantello lucente ma va ai cinghiali con il loro passo pesante, il mantello scuro e opaco ed il fango.

Nulla è cattivo, ne triste e ne sinistro ma tutto intorno è selvatico, in una accezione del termine che indica l’aspetto più primordiale e meno idilliaco di come si immagina la Natura al giorno d’oggi.

Molti si aspettano di trovare nel concetto di Natura un luogo armonioso, il Paradiso Terrestre dove scappare dal grigiore cittadino ma dentro Scodanibbio scoprirà altro. Se saprà osservare, scoprirà un vero mondo nuovo che non sospetta forse che neppure concepisce in un mondo moderno come il nostro.
Al suo interno ci si sente osservati e guidati da animali e da entità che assumono un antico fascino e un rispetto interiore. In pratica si ritrova la parte più recondita del proprio animo, cui appartengono i miti e le leggende del mondo Naturale.

Quando si torna indietro da un luogo così ci si sente carichi di una energia differente ma ci si lascia sempre qualcosa dietro. È una specie di pegno, è quella parte di noi che ormai appartiene al bosco e che ci fa ritornare lì per ritrovarla.

Spero che il viaggio a Scodanibbio sia stato di vostro gradimento e, se in queste foto avrete percepito tristezza e negatività, allora è probabile che non sono stato un bravo fotografo. 😀

P.S.
Per il discorso delle foto scure, appena avrò un monitor adatto vedrò di aggiornare l’articolo laddove i neri siano andati troppo oltre.

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Pubblicato il 22 settembre 2012, in Fotoconsigli, Fotografia, Fotoracconti, Varie con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Si qualche foto non è riuscita bene, è scura e un pò piatta ma ce ne sono anche di belle come la IMG 5600 e altre che hanno un nome troppo lungo per poterlo riportare 😉

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