Scrivere con la luce e con lo sguardo

Fotografare (da fotografia) significa “scrivere con la luce”. Da ciò consegue che quando ci apprestiamo a scattare una foto, probabilmente vorremo parlare a coloro i quali la mostreremo.

Trasmettere un messaggio o una sensazione è uno degli aspetti base della fotografia. Si può trasmettere un messaggio di pace o di disagio ma anche una sensazione di tranquillità e fantasia come accade con alcuni paesaggi.

Il messaggio, in realtà, è concentrato nella focalizzazione dell’immagine. Quando guardiamo un certo scenario siamo incosciamente attratti da uno o più particolari che sono il fulcro delle nostre emozioni, immersi in uno sfondo che li circonda. Quando riportiamo il tutto sulla carta o sul monitor del pc il tutto ci sembra più smorto, più misero, non riusciamo più a provare la sensazione che abbiamo avvertito prima di scattare. Questo spesso e volentieri non dipende dal fatto che abbiamo una fotocamera che costa poco ma dal fatto che non siamo abbastanza allenati a mettere a fuoco una scena senzientemente nella nostra mente e poi attraverso l’obiettivo sul sensore.

Cosa ci colpisce di una certa scena? Chiediamocelo apertamente e non scattiamo finché non siamo in grado di darci una risposta convincente. È l’immentistà? È un fiore? È la luce che illumina una collina? Il disegno delle vette?
Chiediamolo a noi stessi e rispondiamo prima di scattare. La foto ne guadagnerà in intensità.

Un altro esercizio che faccio spesso è quello di scrivere con la penna. In fin dei conti sempre di scrivere si tratta. A meno che non siate un tutt’uno con la vostra fotocamera, vi capiterà un giorno di essere di fronte ad uno scenario mozzafiato e di non avere con voi lo straccio di una lomo.
Nessun problema! Anzi meglio! Una volta tanto vi godrete un paesaggio dal primo all’ultimo respiro, però cercate comunque in tutta quell’immensità di focalizzare lo sguardo su ciò che vi attrae e di riportare le sensazioni che avreste voluto imprimere sulla pellicola, su un foglio di carta.

Ieri, dopo aver visto un paesaggio che mi ha colpito, ho scritto questo:

…il tempo volgeva sul brutto. Il verde, con mille toni chiari e scuri, illuminava ora i prati e i colli dove prima il cielo azzurro catturava l’attenzione della Natura.
All’orizzonte la nebbia inghiottiva i boschi, e le nubi si abbassavano sulla rocca dove i pini, alti come torri, si confondevano in visioni di luoghi silenziosi e senza tempo.

Innanzitutto, da questa descrizione, avrei tentato di rappresentare un paesaggio con lunga focale, infatti parlo di cose lontane all’orizzonte e di un particolare della rocca. Senz’altro il moto avvolgente delle nubi sarebbe stata parte della foto e l’unico particolare nitido che avrebbe guadagnato la messa a fuoco sarebbero stato questi pini grandi che disegnavano figure opache nella nebbia. Li avrei rappresentati così infatti, come torri di un castello fantastico.

Provateci, lo ritengo un bell’esercizio se siete agli inizi. Scattare nella propria mente, senza fotocamera può essere più istruttivo che tornare a casa con 215 foto tutte semi-uguali da cui non si riesce ad assimilare lo spirito del paesaggio.

Ovviamente, come scritto sopra, non vale solo per i paesaggi. Si può raccontare un qualsiasi momento ma questo weblog è orientato ai paesaggi quindi do sempre priorità a loro nelle descrizioni.

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Pubblicato il 14 maggio 2012, in Fotoconsigli, Fotografia, Fotoracconti con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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